Le case editrici devono uscire sempre con molti libri perché altrimenti il distributore smette di dare loro la debita considerazione. Gli editori dal canto loro cercano al contempo di trovare autori che garantiscano la vendita: che sia la pubblicazione di una qualche relazione di professori universitari o altri di quel “calibro”; che siano autori molti in – non sempre e solo dal mondo dello spettacolo, ma anche della cosiddetta “nuova cultura”; che siano invece argomenti di interesse per determinate fasce di pubblico – e allora chi scrive non ha importanza pur che parli del tema di sicuro appeal per quel certo target.
Spesso gli editori preferiscono poi tradurre i libri d’oltreoceano, che arrivano già belli e pronti, curati redazionalmente e spinti dai nomi Usa che da noi a torto o a ragione sono già di rilevo… In questa specie di frenesia spesso non si dà la necessaria cura al prodotto. Il libro è scritto male? Che importa, ciò che conta è che si venda…
A me però questo ragionamento non piace. Il libro deve essere valutato per quello che è e non per alleanze alla gatto e la volpe tra editrice e giornalista, dove in una baronia tipica del nostro paese ci si spalleggia anche nelle nefandezze. Poi non c’è da sottovalutare che di case editrici in Italia ne spuntano a iosa, per una popolazione che probabilmente ha più scrittori che lettori, per cui la concorrenza incalza e il tempo di lavorare con accuratezza spesso viene tralasciato… Ecco, per queste ragioni credo che un libro debba essere valutato proprio come le riviste specializzate fanno con gli ausili tecnici: il computer, il telefonino, la tv, dove specialisti indicano pregi e difetti. Peccato che qualcosa del genere di solito non accade!
Ci sono libri che vengono presentati sul mercato in maniera spesso eclatante ma che poi, se si vuole essere obiettivi, si rivelano veramente indegni di tali presentazioni. Non si sta qui parlando di libri che vanno a un certo pubblico specifico, per cui ovviamente, di difficile lettura per chi non appartiene al target. Qui si parla di libri offerti al grande pubblico che poi contengono leggerezze redazionali (quali l’utilizzo di nomi tecnici non propriamente spiegati, o quello di nomi in altre lingue non di uso comune che non vengono tradotti, o addirittura la non revisione editoriale – l’editing – che trasforma gli appunti di dispense in un vero libro). Oppure i libri fatti male in partenza, scritti magari da personaggi importanti e promossi con un titolo che evoca un certo contenuto che poi non si trova presente nel testo. Per non parlare poi dei libri che l’Autorre stesso si paga per la loro pubblicazione, cosa che sempre più avviene anche e addirittura nelle case editrici di un certo nome e non solo quelli stampati in proprio che, ovviamente, sono totalmente al di fuori di ogni controllo e revisioni.
Nella categoria dei “Libri no” vi faccio presente alcuni di questi libri, che mi sono stati proposti con grande eco per delle recensioni e che poi, leggendoli, è stato inevitabile riscontrarne la evidente limitatezza.