Il libro tibetano del vivere e del morire Lunedì, Nov 28 2005 

Quando, nel ’93, uscì il libro di Sogyal Rinpoche negli Usa, in men che non si dica fu sulla bocca di tutti coloro che si interessavano di percorsi di crescita interiore, e nel giro di poco tempo un amico, con toni entusiasti, me lo regalò. In effetti questo testo è un gioiello prezioso. Lo stile di scrittura pacato, pur tuttavia acuto, ci accompagna nella rivisitazione dell’esistenza, per ritrovare ciò che in fondo dovrebbe essere il senso della vita. Ovviamente divenne uno dei testi da tenere sul comodino, per rileggerne qualche riga ogni sera, prima di addormentarmi.
Al mio ritorno in Italia, continuando a occuparmi delle tematiche del nuovo pensiero spirituale, fui molto colpita dal fatto che il libro, qui, non era molto conosciuto. Già, è vero, noi siamo il popolo che ama uno stile di scrittura nozionista e dotto, oppure, di contro, quello un po’ enfatico e sentimentale… Eppure il libro è stato tradotto da una casa editrice, l’Astrolabio, che è ben nota per la serietà dei testi che propone. Forse è veramente solo questione della poca eco creatagli attorno.
Così, con un sentimento di estrema gratitudine verso l’Autore, penso sia doveroso iniziare a parlarne.
“Quasi tutti muoiono impreparati a morire, così come hanno vissuto impreparati a vivere”. Questa è la tesi fondamentale dell’Autore, che però non si mette con il dito accusatorio a elencare l’ennesima sequenza di critiche alla società moderna. Lo sappiamo, questo modo di vivere ci ha alienato ed è perfettamente inutile stare a riceverne i rimbrotti.
Abbiamo invece bisogno di un qualcuno che ci prenda per mano e ci accompagni, con pacatezza, a ritrovare quei moti interiori dell’anima che, vibrante, anela alla propria realizzazione.
In effetti, ci lascia intendere l’Autore, è solo recuperando la libertà di vivere in sintonia con le vere e profonde aspirazioni interiori che si sarà in grado di vivere con serenità ogni situazione che la vita vorrà presentarci e, al contempo, prepararci all’appuntamento più importante che ci attende alla fine della nostra esistenza!
(Sogyal Rinpoche – Astrolabio Editore)

Felicità in questo mondo Martedì, Nov 8 2005 

“Per valutare le dottrine buddiste, io, Nichiren, credo che i metodi migliori siano la prova teorica e la prova documentaria. Ma ancora migliore di queste è la prova concreta.” (Dagli scritti di Nichiren Daishonin)
Oggi, di filosofie, pensieri, convinzioni, religioni, tecniche… ce ne sono molte in giro, spesso anche molto coinvolgenti a livello mentale, e noi Occidentali, abituati come siamo a valutare solo in base a quanto affascinante ci appare alla mente una dottrina, in genere ci dimentichiamo la cosa più importante, ovvero quella di valutare se tale pensiero ci aiuta nella nostra evoluzione interiore così che poi, anche nel nostro quotidiano, siamo in grado di essere veri testimoni credibili, della validità del percorso che stiamo seguendo. A cosa servono, infatti, le varie e intriganti speculazioni mentali sul “sesso degli angeli”, se poi nel nostro quotidiano non sappiamo gestire con saggezza e coscienza evoluta quei fastidi e problemi che immancabilmente tormentano chi sta vivendo questa esperienza terrena? (continua…)