Un libro dotto, che si rivolge a un pubblico già a conoscenza dei presupposti della psicoanalisi e del buddismo; che rivela, attraverso i diversi contributi di psicoanalisti ed esponenti del buddismo zen e del buddismo in genere, come le conseguenze di questi due “percorsi” non siano poi così diverse le une dalle altre. L’analisi arriva a identificare le somiglianze delle diverse fasi del tragitto evolutivo e di quello psicoanalitico, che devono essere superate per poter approdare alla reale liberazione. Per esempio lo stadio della dipendenza del singolo, che spesso sviluppa in relazione a situazioni spiacevoli, oppure quello per cui, di contro, l’individuo tende ad arroccarsi nelle condizioni piacevoli scoperte (nel percorso spirituale questo può essere vissuto attraverso il rifugiarsi nella meditazione, inteso come una specie di ritorno allo stato intrauterino). Nel vincere la fase del ripiegamento melanconico su se stessi e nell’attaccamento errato a questa emozione, si ha un primo superamento del tono emotivo; nel vincere poi, ciò che in psicoanalisi viene definito “narcisismo”, si supera anche quella tenace difesa a persistere in una condizione piacevole, che non permette una reale interazione con le sfide della realtà. In entrambi i casi questo processo permette di liberarsi da quei toni emotivi, dolorosi o piacevoli che siano, che non consentono di vivere liberamente la spinta a crescere e ad evolversi interiormente.
Per chi è interessato ad approfondire l’approccio psicoanalitico, paragonandolo a quello buddista, il libro è senz’altro un’ottima fonte di riflessione e chiarificazione.
(A cura di Anthony Molino – Raffaello Cortina Editore)